Psyco
Ti regalerò una rosa – Simone Cristicchi
“La salute mentale è uno stato caratterizzato da benessere psicologico e da accettazione di sè. L’espressione “salute mentale” si riferisce generalmente alla capacità di amare e di essere in relazione con gli altri, di avere un buon adattamento alla realtà e alle proprie emozioni. In senso strettamente clinico la salute mentale corrisponderebbe all’assenza di malattie psichiche.”
Sul totale della popolazione italiana il 20% circa soffre di disturbi psichici così suddivisi:
- Disturbi d’ansia 7%
- Disturbi affettivi 4%
- Disturbi di abuso di sostanze <1%
- Altri disturbi mentali 10%
Esistono vari tipi di disturbi ma quello di cui vi vorrei parlare oggi non riguarda la descrizione scientifica di queste patologie, bensì, la stigmatizzazione sociale che viene condotta nei confronti delle persone che ne sono affette.
Grazie alla “legge Basaglia” del 1978 vennero chiusi definitivamente i manicomi, veri e propri sedi di contenimento fisico dei pazienti dove veniva usato ogni mezzo, a volte drastico, per placare le manie o le psicosi come ad esempio elettro-shock o terapie farmacologiche molto pesanti. Per non parlare dei casi di sadismo e di abuso nei confronti degli internati.
Il punto debole di questa legge è stata l’etereogenità nell’applicazione, in quanto, le regioni chiusero negli anni successivi i manicomi ma difficilmente seguirono le linee guida che prevedevano l’istituzione di nuove strutture sanitarie, con un approccio più umano, oltre che terapeutico, nei confronti del paziente.
Molto spesso capitò che queste persone furono semplicemente lasciate andare e chi non ebbe la fortuna di avere una famiglia che l’assisteva, si ritrovò completamente solo.
I parenti, tutt’ora, sono costretti ad affrontare ed a gestire la situazione da soli senza un aiuto concreto che li guidi; gli assistenti sociali o i medici molto spesso se ne lavano le mani, limitandosi a prescrivere farmaci per placare le crisi.
Non esistono bozze di legge in discussione che si occupino del problema, nè dal punto di vista economico, come i finanziamenti per questi centri, nè dal punto di vista terapeutico, come protocolli per la reintegrazione sociale del paziente.
Nel frattempo, l’argomento “malattie mentali” viene relegato ai telegiornali ed ai loro fatti di cronaca che prevedono raptus omicidi, senza dare spiegazione del contesto sociale in cui quella persona si trovava.
Dire semplicemente “beh, aveva già dei problemi ecco perchè l’ha fatto” non è una giustificazione, ci si dovrebbe chiedere “perchè una persona con evidenti problemi psichici non è stata aiutata a sufficienza dagli enti sanitari?”
Invece questa domanda non se la pone nessuno, tutti a fagocitare i fatti di cronaca nera senza filtrare il contenuto o almeno rifletterci sopra.
L’indifferenza, per questo problema, rischia di ghettizzare le persone che hanno anche lievi disturbi psichici, in quanto etichettati, come “pazzi” e quindi ritenuti pericolosi.
Concludo con una frase:
“Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.” – Alda Merini
A.D.
| Print article | This entry was posted by A.D. on 18 May 2010 at 09:43, and is filed under Etica. Follow any responses to this post through RSS 2.0. You can leave a response or trackback from your own site. |





















about 3 months ago
Bellissimo articolo che meriterebbe un adeguato seguito popolare. La scorsa settimana ho visto “La Meglio Gioventù” lungo ma meritevole e “train de vie” capolavoro vero. Entrambi trattano il tema della salute mentale. Entrambi li consiglio a chi non si sofferma alla superficie delle cose. A volte la diversità spaventa, c’è chi reagisce con l’insulto, chi con lo scherno, chi con l’indifferenza. Io voglio reagire con la compassione, nel senso kirkegardiano del termine (cum-patior=essere con l’altro nel sentire).Bravo A.D.!
about 3 months ago
@ Il diavolo della Tasmania: ti ringrazio per le tue parole. Fà sempre piacere sapere di esser seguiti da persone con così tanta sensibilità per temi così delicati.
Purtroppo in Italia non se ne parla abbastanza ma le cose miglioreranno se ognuno di noi farà la sua parte apportando un po’ di compassione…